Giacomo Romano e Manuel Viviani

Pubblicato il 8 ottobre 2025 alle ore 18:03

Intervista a Giacomo e Manuel, gli allenatori dei Giovanissimi Under 14

Giacomo Romano è un ragazzo impegnato tra lavoro e campo di gioco. A lui non bastano le classiche giornate da 24 ciascuna, ma servirebbero ore in più. A parte gli scherzi, Giacomo sta facendo bene insieme al vice Manuel Viviani nella nostra Under 14. Costruendo il suo credo calcistico allenamento dopo allenamento con un gruppo di ragazzi promettenti ed orgogliosi di vestire la casacca del Saval.

Giacomo quanto ti piace il calcio?

“Tantissimo visto che dopo la mia attività di psicologo, corro al campo del Saval per allenare. Qui la fatica va via subito e mi concentro per insegnare calcio a ragazzi che corrono, con entusiasmo, come matti. Mi regalano soddisfazioni a ripetizione e stiamo facendo la nostra parte in campionato con impegno e voglia di vincere, che non deve mai mancare, anche in questa classe d’età”.

Come è nato il progetto dell’Under 14 regionale?

“E’ nata in pratica l’anno scorso, dove sono stati inseriti i ragazzi più promettenti e meritevoli che avevano fatto parte di una squadra più grande d’età in un campionato a 11, costruendo una rosa nuova con giocatori che avevano giocato nel campionato a nove esordienti”.

Quanto è importante il sociale dal punto di vista territoriale ed appunto al Saval Maddalena?

“Importantissimo, questa società è nata per fare questo, visto che era parrocchiale. Poi sono arrivati nuovi dirigenti e dopo l’era del Presidente Massaro è subentrato Pio De Marco che gestisce attualmente il Saval Maddalena. La nostra è una realtà piccola situata nel quartiere Saval di Verona. Noi prima di essere allenatori siamo educatori e ne andiamo fieri. Poi se i risultati calcistici arrivano, siamo sempre contenti. Vincere come di dice fa benissimo. Ma insegnare i valori dello sport ai ragazzi è fondamentale e fantastico. Si lavora sia sull’aspetto tecnico, sui fondamentali, sul gruppo e sulla testa dei ragazzi, che imparano a dosare le proprie emozioni, sul campo”.

È difficile allenare?

“Non è semplice assolutamente. Devi unire vari aspetti che vanno dalle aspettative dei genitori di chi gioca da noi, al solo risultato sportivo. Divertirsi e divertimento possono correre, a mio parere, alla stessa velocità. Serve costanza, pazienza, unione di intenti e crescita. Dai ci stiamo provando con forte passione ed impegno, con il supporto della società che ci segue con attenzione”

Servono obiettivi ai ragazzini al giorno d’oggi?

“Sicuramente. Noi stiamo inseguendo degli obiettivi da condividere tra di noi. Nella testa dei miei giovani c’è già senso di competizione per portare a casa più vittorie possibili. Il misurarsi con le formazioni rivali ti aiuta a crescere. Non è la solita frase fatta, ma a mio parere è vitale. Piccole responsabilità, al servizio di un gruppo che è la tua squadra. Aiutarsi ed aiutare per gonfiare la rete degli altri, ti carica e regala gioie che non pensavi di assaporare”.

Ma mister, in Italia i talenti del nostro paese non arrivano a giocare, nelle prime squadre, cosa vuoi dire a riguardo?

“Non è vero! Probabilmente noi tecnici puntiamo troppo sulla tattica vera e propria e non spingiamo sulla fantasia dei ragazzi, li limitiamo. I ragazzi hanno dentro di loro quel qualcosa in più che fa la differenza. Devi essere bravo tu a tirarlo fuori. Non sempre ci riesci. Ma chi è veramente bravo, da piccolino prima o poi lo noti”.

È più facile allenare sapendo che nella vita di tutti i giorni fai il psicologo?

“Una domanda da un milione di dollari! Per me è più semplice. Il punto di vista umano, spesso viene tralasciato tra il giocatore e l’allenatore. Si è più propensi ad essere autoritari che autorevoli. Invece a mio avviso, il rapporto umano con il ragazzino è fondamentale. Non tutti i ragazzi sono uguali e rispondono alla stessa maniera. Il compito in pratica dell’educatore a tutto tondo. Capire le loro emozioni ed esigenze, per tirare fuori la positività e la voglia di fare che c’è in loro sempre. Se al ragazzino dai forte importanza dal punto di vista emotivo, la tecnica facendo i giusti paragoni per l’età arriva di conseguenza. Ringraziando voi per il lavoro che fate nei media voglio ringraziare il mio secondo Manuel che mi sta dando una mano fondamentale. Lui ha giocato qua e conosci l’aria che si respira al Saval Maddalena, che è tanta roba”.